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Coscienza e Anticoscienza - Fabio Bortolotti


Copertina Libro


LA PREFAZIONE


Il campo di indagine su cui spazia il tema qui affrontato è contrassegnato da una infinità di scuole di pensiero, oltre che da discordanti dottrine filosofiche, nell’ambito delle quali non sono rinvenibili solide certezze a cui fare riferimento.

Tuttavia, giova tenere presente che, secondo l’idea socratica, lo sforzo e il fascino del filosofo non è quello di fornire un concetto fondativo e autoritario ma quello di produrre utili argomentazioni sul buon ordine della polis, su come vivere bene, sulla giustizia sociale, etc., argomentazioni che sono pur sempre soggettive e non certo oggettive.

Sulla scia dell’idea socratica, il pensiero filosofico e la scienza non hanno mai cessato di prodigarsi in ogni genere di ricerche e di approfondimenti, nel tentativo di capire cosa sia la coscienza, la sua essenza e le sue possibilità creative, cercando di delinearne le caratteristiche salienti, senza mai pervenire ad una esauriente definizione della stessa anche perché, per sua natura, si sottrae in larga parte alla scienza naturale.

Il presente testo non ha certo pretese di trattato morale, sostanziandosi in un semplice approccio di indole spiccatamente pratico-conoscitivo, i cui contenuti possono tuttavia offrire un contributo informativo e suscitare qualche interesse per quanti desiderino conoscere l’universo dell’interiorità.

Si affrontano difatti appassionanti tematichesulla natura e la forza della coscienza, che per secoli è stata confusa con la mente, con la psiche, con lo spirito, con l’anima, termini che nei lontani trascorsi venivano usati spesso come sinonimi. Si forniscono anche i primi rudimenti sul mistero della coscienza e sulle principali concezioni di essa, non senza esaltare la concezione cristiana e la palpitante attualità della morale cristiana.

I vari argomenti sono esposti in modo semplice, al fine di consentirne la comprensione alla generalità o quantomeno ad un vasto pubblico.

Nella Parte I si riportano alcune tematiche generali che hanno come filo conduttore la coscienza nei vari ambiti, sotto il profilo morale e psicologico, mentre nella Parte II si affrontano i temi della non coscienza, nelle sue sfaccettature più conosciute dell’anticoscienza, del disconoscimento della coscienza e della negazione della coscienza.


LA RECENSIONE


Coscienza e anticoscienza di Fabio Bortolotti è una vera architettura morale del giudizio umano. Il suo assunto di fondo è che la coscienza non costituisca un accessorio della persona, ma il centro da cui dipendono libertà, responsabilità, formazione interiore, vita civile e qualità della politica. Il libro si presenta come un percorso pratico-conoscitivo, ma il suo impianto è in realtà molto più ambizioso: ricostruire il rapporto tra interiorità, bene morale e convivenza umana lungo tutta la storia del pensiero occidentale.

Bortolotti assume una posizione cristiana netta e coerente, e legge la modernità come un tempo segnato da tensioni tra coscienza, materialismo, utilitarismo e riduzione dell’uomo a funzione sociale o biologica. Proprio questa chiarezza di campo è una delle ragioni che rendono il libro interessante: non cerca di smussare il conflitto delle idee, ma di portarlo alla luce.


La distinzione più importante del saggio è quella tra coscienza morale e coscienza psicologica. La prima riguarda il discernimento del bene e del male, la seconda la consapevolezza di sé, del percepire e del volere. Questa differenza è decisiva, perché consente all’autore di difendere la coscienza morale da ogni tentativo di ridurla a semplice processo mentale, a comportamento osservabile o a funzione neurobiologica. La coscienza, in questa prospettiva, non è un residuo poetico della tradizione, ma una realtà viva che giudica, orienta e talvolta inquieta l’io quando l’azione si allontana dal bene.

Sul piano filosofico, il libro mette in scena una lunga contrapposizione tra due visioni del mondo: una spiritualista, che riconosce interiorità, libertà e trascendenza; l’altra materialista o utilitarista, che tende a spiegare l’uomo attraverso il comportamento, l’interesse o il solo dato empirico. La posizione dell’autore è senza ambiguità: il riduzionismo impoverisce l’umano, mentre la coscienza restituisce profondità, responsabilità e dignità alla persona.


Uno dei pregi maggiori dell’opera è la sua costruzione sistematica. Il testo attraversa filosofia antica, cultura cristiana, Patristica, Scolastica, modernità, psicologia, educazione, diritto, politica, bioetica, morte, libertà di coscienza, obiezione di coscienza, crisi di coscienza, rimorso, esame di coscienza e, nella seconda parte, le forme di anticoscienza e di negazione della coscienza. Questa progressione non è casuale: l’autore vuole dimostrare che la coscienza non è un tema specialistico, ma il filo rosso che unisce l’intera esperienza umana.

Dal punto di vista di una recensione blog, questa architettura è una forza notevole. Il lettore viene guidato da una tesi centrale e da una serie di capitoli che ne mostrano le implicazioni nei diversi ambiti dell’esistenza. Il limite, se così si può chiamare, è che la complessità del dibattito viene spesso ricondotta a una forte dicotomia: o coscienza, oppure anticoscienza. Ma è una scelta che appartiene al progetto stesso del libro e ne definisce con chiarezza l’identità.


La parte più solida e riconoscibile dell’opera è quella radicata nella tradizione cristiana. Bortolotti richiama la Scrittura, San Paolo, i Padri della Chiesa, la Scolastica, il Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica per sostenere che la coscienza è una legge interiore che orienta l’uomo verso il bene. Il riferimento a Gaudium et spes 16 è centrale: la coscienza è il “nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo”, luogo in cui la persona è sola con Dio.

Il libro è molto efficace quando mostra che, nella tradizione cristiana, la coscienza non è un semplice sentimento soggettivo, ma un giudizio che richiede formazione, rettitudine e verità. Interessante è anche il richiamo alla necessità di educare la coscienza fin dall’infanzia, dentro la famiglia e la scuola, perché senza una formazione interiore l’individuo resta esposto alla manipolazione, all’egoismo e alla dispersione morale. Qui il saggio acquista una dimensione civile oltre che religiosa.


Sul piano filosofico, il testo costruisce una lunga genealogia della coscienza, dalle intuizioni antiche fino alle elaborazioni moderne. L’autore dialoga con Platone, Aristotele, Plotino, Tommaso, Kant, Husserl, Jaspers e altri, cercando di mostrare che la coscienza è sempre stata un problema decisivo della filosofia. La ricostruzione è ampia e leggibile, anche se chiaramente orientata: vengono privilegiate le correnti spiritualiste e criticate con forza quelle materialiste o riduzioniste.

La parte storica e filosofica non è mai fine a se stessa. Serve a sostenere una tesi: l’uomo non si comprende senza interiorità, e l’interiorità non è riducibile né al semplice comportamento né a una dinamica puramente biologica. È qui che il testo mostra il suo impianto più robusto, perché tiene insieme storia delle idee e valutazione morale.


Uno dei meriti del saggio è il fatto che non riduce la coscienza al solo piano morale. Bortolotti distingue coscienza morale e coscienza psicologica, la prima come discernimento etico, la seconda come consapevolezza di sé, del percepire e del volere. Questo consente al libro di dialogare con la psicologia senza rinunciare alla propria impostazione etica. La parte psicologica affronta anche l’inconscio, la falsa coscienza e le dinamiche interiori che deformano il giudizio personale.

Particolarmente utile è il capitolo dedicato all’educazione. Qui l’autore mostra che la coscienza non nasce già compiuta, ma va formata progressivamente attraverso famiglia, scuola, esempi, disciplina e confronto con il bene e il male. L’idea di fondo è molto chiara: senza educazione morale non si forma una personalità stabile, e senza personalità stabile la società resta esposta al disordine etico. È una parte molto attuale perché parla non solo al credente, ma a chiunque voglia interrogarsi sulla formazione della persona.


La sezione politica è probabilmente la più memorabile. Bortolotti descrive il mondo politico come il luogo in cui la coscienza viene più facilmente corrotta, neutralizzata o sostituita da interessi di partito, clientelismo, trasformismo, voto di scambio e culto del potere. Il linguaggio è spesso severo, talvolta iperbolico, ma il quadro complessivo è coerente: quando la politica perde il legame con la coscienza, diventa un sistema di compromessi degradati.

Qui il libro dialoga bene con il presente perché tocca un nervo scoperto: la crisi della fiducia pubblica, la distanza tra rappresentanza e verità morale, la debolezza del senso civico. La riflessione è rafforzata anche dal richiamo alla figura di Thomas More, proclamato patrono dei governanti e dei politici da Giovanni Paolo II, che diventa nel libro il simbolo della fedeltà alla coscienza contro ogni pressione del potere. La politica, nel saggio, è il luogo dove la coscienza viene messa alla prova più duramente.


Molto riuscito è anche il capitolo sulle crisi di coscienza. Qui il testo si fa più umano e mostra come il conflitto interiore nasca quando l’azione compiuta non coincide con i propri valori o con il proprio giudizio morale. L’autore descrive con attenzione il senso di colpa, il rimorso, la necessità di riparare, chiedere perdono e cambiare rotta. È una delle sezioni più convincenti perché parla all’esperienza comune senza perdere il taglio filosofico.

Particolarmente interessante è il passaggio sull’esame di coscienza serale. Bortolotti lo presenta non come un rito formale, ma come un esercizio di verità su se stessi, un bilancio quotidiano della propria vita interiore. Qui il libro mostra una qualità quasi pedagogica: non si limita a spiegare un concetto, ma propone una pratica di vita.



Nella seconda parte il termine anticoscienza diventa il fulcro interpretativo. Non si tratta soltanto di ignorare la coscienza, ma di agire contro di essa in modo consapevole. L’autore distingue bene tra “non coscienza” come rifiuto radicale della coscienza e “anticoscienza” come opposizione attiva, intenzionale, spesso mascherata da giustificazioni comode. Questa distinzione è uno dei contributi più originali del libro.

La descrizione delle forme turpi di anticoscienza è ampia: violenza, frode, ipocrisia, manipolazione, anonimato calunnioso, abuso di potere, trasgressione giustificata da slogan di comodo, interessi privati mascherati da bene comune. Il testo colpisce per la chiarezza con cui nomina i comportamenti e per la severità con cui li giudica. Il lessico è volutamente netto e non lascia molto spazio alle ambivalenze dell’agire umano, ma questa durezza è parte integrante del progetto dell’opera.


Un altro punto da valorizzare è la ricchezza delle coordinate storiche e culturali. Il libro attraversa Antichità, Patristica, Scolastica, Rinascimento, Illuminismo, Romanticismo, Positivismo e cultura contemporanea, fino a leggere in questa lunga traiettoria la progressiva alterazione o difesa della coscienza. L’effetto è quello di una grande narrazione storica del conflitto tra interiorità morale e riduzione materialista. Non è una storia neutrale, ma è una storia coerente.

L’autore usa questa lunga prospettiva per mostrare che la coscienza è un tema permanente della civiltà occidentale e che ogni tentativo di ridurla o eliminarla ha conseguenze antropologiche e politiche molto profonde. Per questo motivo il saggio, pur essendo molto legato alla sua tesi, non appare mai banale: vuole offrire una visione del mondo, non solo una successione di capitoli.

Valutazione finale


Nel complesso, Coscienza e anticoscienza è un saggio grande, severo e didattico costruito per difendere la centralità della coscienza morale contro le riduzioni materialiste, utilitariste e politiche. Il suo punto forte è la coerenza: tutto nel libro converge verso l’idea che senza coscienza non ci sia vera libertà, né vera politica, né vera educazione, né autentico progresso. Il suo limite è lo stesso della sua forza: la visione è così compatta da risultare talvolta poco disponibile al dissenso interno.

Il testo è particolarmente efficace quando parla di coscienza come giudizio, responsabilità, esame di sé e fedeltà al bene. Meno concilianti, ma ugualmente decisive per il progetto dell’autore, sono le parti in cui la politica e la modernità vengono lette come luoghi di deviazione morale. Tuttavia è proprio questa radicalità a renderlo interessante: Bortolotti non vuole piacere a tutti, vuole rimettere al centro una domanda essenziale: che cosa guida davvero l’essere umano? La sua risposta è netta: la coscienza, se retta e formata, è la bussola dell’umano; quando viene negata o tradita, subentra l’anticoscienza, cioè la degenerazione morale.



L'Autore




Fabio Bortolotti

Fabio Bortolotti


Fabio Bortolotti (nasce il 16.09.1936 in Trentino), giurista, docente, saggista.


Ha prestato servizio nella Pubblica Amministrazione, percorrendo i vari gradi dapprima la qualifica di Capo ufficio sino alla nomina di Dirigente di servizio e Ufficiale rogante.






Nel corso della sua lunga carriera professionale ha avuto modo di maturare plurime esperienze, sia in campo giuspubblicistico che giusprivatistico.


Ha svolto, intra moenia, rilevanti incarichi di fiducia: presidente e/o componente commissioni d’esame concorsi pubblici; componente di numerosi organismi interni; funzioni ispettive presso Comuni ed Enti istituzionali; funzionario delegato SLOI; docente di corsi di formazione e aggiornamento PAT (cfr. infra).


Collocato a riposo d’ufficio per raggiunti limiti di servizio, ha ricoperto importanti incarichi nelle pubbliche istituzioni: Commissario degli esami di abilitazione alle funzioni di Segretario comunale a Trento e a Bolzano; Commissario d’esame nei concorsi pubblici per posti di Segretario comunale; Commissario d’esame nei concorsi pubblici presso Comuni ed Enti istituzionali; Commissario ad acta presso Comuni ed Enti istituzionali; Commissario straordinario di vari Comuni.

Da ultimo, è stato nominato Difensore civico del Trentino.


Docente dei corsi post universitari di abilitazione alle funzioni di Segretario comunale a Trento e a Bolzano; Docente dei corsi di formazione e di aggiornamento per funzionari della Pubblica Amministrazione; Docente dei corsi di aggiornamento per Presidenti di seggio; Docente dei corsi di formazione e aggiornamento per Sindaci e Assessori comunali; Docente presso UTETD; Docente presso vari Istituti pubblici in Trentino.


È autore di varie pubblicazioni giuridiche (per lo più orientate verso l’ordinamento della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol).

Fa spicco l’imponente opera Thesaurus giuridico e dialettico latino-italiano (MJM Editore, Milano 2009), per la quale il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di commendatore, ordine al merito della Repubblica Italiana.







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