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Præcepta Vitæ - Fabio Bortolotti


Copertina Libro


Præcepta Vitæ: il tentativo radicale di restituire peso morale alle parole

Ci sono libri che si leggono per curiosità, altri per evasione. E poi esistono libri che sembrano nascere da un’urgenza interiore, quasi da una necessità etica. Præcepta Vitæ – Regole di vita di Fabio Bortolotti appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Non è semplicemente un saggio. È un’opera monumentale che prova a rimettere ordine dentro un tempo percepito come moralmente disgregato, culturalmente fragile e spiritualmente confuso.

Già il titolo chiarisce la direzione dell’intero lavoro: praecepta vitae, le “regole di vita”, non vengono presentate come norme astratte o imposizioni sociali, ma come principi interiori capaci di dare forma alla convivenza umana. L’autore costruisce il suo ragionamento intrecciando filosofia classica, diritto naturale, morale, politica, religione e osservazione sociale contemporanea. Il risultato è un testo densissimo, volutamente ambizioso, che rifiuta qualsiasi semplificazione.

Sin dal prologo emerge il cuore della riflessione: una società può sopravvivere tecnicamente anche senza moralità condivisa, ma perde inevitabilmente la propria anima. L’idea attraversa l’intero libro come una corrente sotterranea. Bortolotti insiste continuamente sul fatto che il rispetto delle regole morali, della correttezza e dell’onorabilità non sia un dettaglio decorativo della vita civile, bensì il fondamento stesso della dignità umana.

Quello che colpisce immediatamente è la struttura quasi enciclopedica dell’opera. Non siamo davanti a un saggio lineare costruito attorno a una tesi unica, ma a un vastissimo mosaico di riflessioni che attraversano secoli di pensiero occidentale. Socrate, Platone, Aristotele, Seneca, Cicerone, Tommaso Moro, Machiavelli: le citazioni non servono a ostentare erudizione, ma diventano strumenti attraverso cui l’autore tenta di dimostrare che il problema morale accompagna l’umanità da sempre.

Ed è proprio il rapporto con la classicità uno degli aspetti più interessanti del libro. Bortolotti guarda al mondo greco e latino non con nostalgia estetica, ma come a un deposito ancora vivo di sapienza civile. La filosofia antica diventa una lente per leggere la contemporaneità. Quando richiama il celebre homo homini lupus, ad esempio, non lo fa per puro interesse storico, ma per suggerire che l’aggressività, la sopraffazione e l’egoismo continuino a essere il vero motore nascosto di molte dinamiche moderne.

La lettura diventa allora qualcosa di più di una riflessione teorica: assume spesso il tono di un’accusa morale rivolta al presente. Politica, cultura contemporanea, progressismo, relativismo etico, perdita del senso religioso: tutto viene sottoposto a un giudizio severo. L’autore percepisce il nostro tempo come un’epoca in cui le regole fondamentali della convivenza siano state progressivamente svuotate, trasformando la libertà in arbitrio e la modernità in smarrimento identitario.

In molti passaggi il libro assume quasi il tono di un manifesto controcorrente. E proprio qui si gioca una parte importante della sua forza e, inevitabilmente, della sua divisività. Bortolotti non cerca mai di apparire neutrale. La sua scrittura prende posizione continuamente. Difende apertamente l’idea di un ordine naturale immutabile e critica con durezza la visione laicista che considera i valori morali come costruzioni relative e negoziabili.

Questo rende Præcepta Vitæ un libro che difficilmente lascerà indifferenti. Alcuni lettori ne apprezzeranno la compattezza etica e la coerenza filosofica; altri potrebbero percepirne il tono come eccessivamente assertivo o ideologicamente rigido. Ma proprio questa assenza di ambiguità gli conferisce autenticità. In un panorama editoriale spesso dominato da testi che cercano il consenso immediato, qui troviamo invece un’opera che accetta il rischio della scomodità.

Anche sul piano stilistico il libro segue una strada precisa. Il linguaggio è alto, a tratti volutamente austero. La presenza continua del latino non è ornamentale ma strutturale: gli aforismi classici diventano cardini concettuali, quasi formule morali attraverso cui interpretare il presente. In certi momenti la lettura assume il ritmo di un trattato filosofico; in altri quello di una meditazione civile. Non è un libro da consumare velocemente. Richiede attenzione, concentrazione e disponibilità al confronto.

Uno degli aspetti più riusciti dell’opera è probabilmente la riflessione sulla coscienza. Bortolotti insiste spesso sul fatto che le leggi positive non bastino a garantire una società giusta. Esiste, secondo lui, una dimensione più profonda: quella dell’interiorità morale, della responsabilità personale, del discernimento tra bene e male. Le regole autentiche non sono solo quelle scritte nei codici, ma quelle che ogni individuo porta dentro di sé.

Interessante anche il modo in cui il libro affronta il rapporto tra ordine naturale e diritto positivo. L’autore considera insufficiente una società regolata esclusivamente dalla tecnica legislativa. La legge umana, se separata da una base morale, rischia di trasformarsi in puro esercizio di potere. È qui che il testo assume una dimensione quasi filosofico-politica, interrogandosi sul significato stesso della giustizia e sulla fragilità delle democrazie moderne.

Naturalmente non mancano i limiti. La ripetizione di alcuni concetti può appesantire il ritmo e talvolta la continua opposizione tra visione spiritualista e laicista rischia di irrigidire il discorso in schemi troppo netti. Alcune analisi politiche appaiono più emotive che argomentative. Ma sarebbe scorretto giudicare il libro secondo i parametri della saggistica accademica contemporanea: Præcepta Vitæ non vuole essere neutrale, distaccato o puramente analitico. Vuole essere una presa di posizione morale.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui il libro resta impresso. Perché al di là dell’accordo o del disaccordo con le sue tesi, si percepisce chiaramente la presenza di una voce autentica, convinta, persino ostinata nel difendere l’idea che l’essere umano abbia bisogno di limiti, responsabilità e valori condivisi per non smarrirsi.

In definitiva, Præcepta Vitæ è un’opera impegnativa, stratificata e profondamente identitaria. Non cerca scorciatoie narrative né compromessi culturali. Chiede tempo e partecipazione critica. Ma proprio per questo riesce ancora a fare qualcosa che molti libri contemporanei sembrano aver dimenticato: obbligare il lettore a fermarsi e interrogarsi sul significato della parola “vita”.




L'Autore




Fabio Bortolotti

Fabio Bortolotti (nasce il 16.09.1936 in Trentino), giurista, docente, saggista.


Ha prestato servizio nella Pubblica Amministrazione, percorrendo i vari gradi dapprima la qualifica di Capo ufficio sino alla nomina di Dirigente di servizio e Ufficiale rogante.


Nel corso della sua lunga carriera professionale ha avuto modo di maturare plurime esperienze, sia in campo giuspubblicistico che giusprivatistico.


Ha svolto, intra moenia, rilevanti incarichi di fiducia: presidente e/o componente commissioni d’esame concorsi pubblici; componente di numerosi organismi interni; funzioni ispettive presso Comuni ed Enti istituzionali; funzionario delegato SLOI; docente di corsi di formazione e aggiornamento PAT (cfr. infra).


Collocato a riposo d’ufficio per raggiunti limiti di servizio, ha ricoperto importanti incarichi nelle pubbliche istituzioni: Commissario degli esami di abilitazione alle funzioni di Segretario comunale a Trento e a Bolzano; Commissario d’esame nei concorsi pubblici per posti di Segretario comunale; Commissario d’esame nei concorsi pubblici presso Comuni ed Enti istituzionali; Commissario ad acta presso Comuni ed Enti istituzionali; Commissario straordinario di vari Comuni.

Da ultimo, è stato nominato Difensore civico del Trentino.


Docente dei corsi post universitari di abilitazione alle funzioni di Segretario comunale a Trento e a Bolzano; Docente dei corsi di formazione e di aggiornamento per funzionari della Pubblica Amministrazione; Docente dei corsi di aggiornamento per Presidenti di seggio; Docente dei corsi di formazione e aggiornamento per Sindaci e Assessori comunali; Docente presso UTETD; Docente presso vari Istituti pubblici in Trentino.


È autore di varie pubblicazioni giuridiche (per lo più orientate verso l’ordinamento della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol).

Fa spicco l’imponente opera Thesaurus giuridico e dialettico latino-italiano (MJM Editore, Milano 2009), per la quale il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di commendatore, ordine al merito della Repubblica Italiana.







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