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CONCERTO GROSSO: Una storia americana - Andrea ZAVAGLI

8 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min
Copertina Libro

Un direttore di banca di nome Anthony Bennet, la moglie Carly, i figli Michael e Suzi, la segretaria Diana Ross. A scuola i ragazzi hanno come presidi Bob Seeger e Joan Baez, la supplente si chiama Whitney Houston e il negozio dove si va a fare shopping si chiama Nirvana. Poi una mattina un certo Bob Dylan chiede un appuntamento in banca. Dopo due pagine di Concerto Grosso di Andrea Zavagli ho smesso di sorridere ai nomi e ho cominciato a cercarli, come si fa con le citazioni nascoste in un film dei Coen. È un gioco, ed è dichiarato fin dal sottotitolo: «Una storia americana».


Il titolo non è casuale. Nella prefazione l'autore spiega che il concerto grosso, nella musica barocca, contrappone un piccolo gruppo di solisti, il «concertino», a un'orchestra più ampia. Chi è cresciuto con il prog italiano penserà subito ai New Trolls, che non a caso aprono l'appendice finale. E infatti il libro è costruito così: pochi personaggi che conducono il gioco e un'orchestra di comprimari che suona senza sapere bene quale spartito abbia davanti.

La storia si svolge in una sola mattinata, nei dintorni di New York. Tony Bennet esce di casa fischiettando: pensa alla nuova segretaria e ha già inventato una riunione per coprire la pausa pranzo. Più o meno alla stessa ora, nelle scuole dei figli arrivano telefonate urgenti. Michael viene affidato a uno zio, Paul Simon, che nessuno in famiglia ha mai nominato. Suzi viene portata via da una zia, Kim Carnes, che indossa uno spolverino bianco. Intanto in banca un cliente senza conto e senza garanzie chiede mezzo milione di dollari per comprare un albergo all'Avana. E a casa Carly, in pantofole e spettinata, apre la porta a un signore elegante con il cappello, che dice di avere un appuntamento con il marito.

Non dico altro, perché il piacere del libro sta tutto nel capire come questi pezzi si incastrano. I diciotto capitoli alternano le varie scene come in un montaggio parallelo: la banca, Coney Island, il centro commerciale, il salotto di casa Bennet. Ogni volta che il lettore crede di aver capito, una telefonata sposta di nuovo tutto. Chi ama le storie in cui qualcuno ha previsto ogni mossa con un passo di anticipo si divertirà.

Zavagli scrive soprattutto in dialogo, ed è lì che il libro rende meglio. Le battute sono rapide e piene di sottintesi. Il confronto tra Tony e Dylan nell'ufficio del direttore è il cuore comico della storia: da una parte il bancario che recita le procedure contando sulle dita, dall'altra il cliente che risponde con candore disarmante di avere sì delle garanzie, ma «verbali». A tratti sembra di leggere una sceneggiatura, e non lo dico come difetto: la storia chiede di essere vista quasi quanto di essere letta.

Sotto la commedia c'è anche un ritratto poco indulgente di una famiglia americana benestante. Tony è tirchio, fedifrago e convinto di avere tutto sotto controllo. Carly sbuffa tra le faccende domestiche e sospetta del marito, ma basta un complimento sulle gambe per farle tornare il batticuore. I figli non sono mai stati a Coney Island né in un centro commerciale. Non c'è moralismo, ma il messaggio arriva lo stesso: è bastata una mattinata fuori dagli schemi per mostrare quanto fosse fragile quell'ordine.

Poi c'è l'appendice, «In ordine di apparizione», che è una trovata simpatica. Ogni nome del romanzo ha la sua scheda: chi era Tony Bennett, da dove viene il Memphis Sound, perché il Luna Park si chiama così, chi fondò la banca da cui nasce la Union Bank of America. Per chi ha l'età giusta è un'occasione per ripassare mezzo secolo di musica, per i più giovani può essere una piccola scoperta.


Concerto Grosso fa quello che promette. Si legge in un'ora o poco più, diverte, e ha un finale che chiude il gioco musicale con una strizzata d'occhio che non svelo, ma che chi conosce Dylan e gli Eagles apprezzerà. È il libro giusto per staccare la testa senza spegnerla, è un libro per chi ha consumato i vinili degli anni Sessanta e Settanta, per chi ama le commedie degli equivoci con un ingranaggio ben oliato, e per chi è convinto che anche una mattinata qualunque, con la colonna sonora giusta, possa diventare una storia.

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