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Leonardo Tetti - Finalista Premio Nabokov 2025 - Poesia Inedita



Leonardo Tetti

Leonardo Tetti, nato a Colleferro il 14/05/2000, è uno studente di filosofia. Affascinato dalla letteratura, autopubblica una silloge poetica dal titolo “Così è la vita” nel 2021; partecipa alla XX edizione del premio letterario internazionale Nabokov con la raccolta poetica “Non ho personalità” per la sezione poesia inedita, classificandosi 2°; dal 2026 è collaboratore con “il giornale letterario”, pubblicando un articolo dal titolo “Politica giovanile come astrattismo ideologico concreto” (19 marzo 2026).








INTERVISTA ALL'AUTORE




C’è un tema o un’immagine ricorrente nella silloge?

Per tematica delineo la “ricerca”, un chiaro segno premonitore di un progresso che pervade ogni singolo punto esistenziale, ad eccezione del più importante per restituire il senso logico a ciò che si pone dinanzi lo sguardo: la nostra personalità. Chi siamo realmente? Siamo “oggetti” che vivono nel mondo? O individui che scrivono la storia? È dalle seguenti questioni che rivedo un’interdipendenza con l’immagine a cui ho fatto riferimento per attuare la stesura della silloge; è la nostra inettitudine, è l’incapacità di affrontare il futuro per timore del fallimento. C’è una citazione legata a Freud: “l’umanità ha barattato la felicità per la sicurezza”, il primo punto da cui dovremmo ripartire, per accettare gli errori del nostro agire perché adibiti a non sottovalutarci, ricercando quel senso di felicità come fondamento dell’esistenza restituendoci la libertà, barattata ingiustamente.


Come trovi l’ispirazione per le tue poesie?

È una questione estremamente delicata: è un connubio tra astrazione, capacità di elaborazione, e osservazione della realtà. Nessuno di noi potrebbe definirsi autore se punta ad un’opera non avvalendosi di entrambe le qualità, ed è una necessità; a volte, anche nelle utopie e nella fantasia si ha un fondamento di realtà, seppur distorto. Nel caso diretto, l’ispirazione è la vita: il costante avvenire imparziale, al quale siamo noi a definirne il valore, è causa prima della stesura dell’opera.


Scrivi le tue poesie a mano o al computer?

La digitalizzazione è fulcro del dibattito contemporaneo, e non nego di vivere lo scetticismo di una questione “morale” delle macchine: in questo caso la poesia, come ogni forma di scrittura, dovrebbe essere legata ad un tradizionalismo, alla stesura manuale per questione emotiva e sensitiva: il calore del proprio taccuino, lo scorrere della mano come gestualità che attinge alla creazione, osservazione reale di un progresso con alta sensazione di soddisfacimento. Non vorrei che si esaltasse il processo di velocizzazione per volontà di mercato: l’arte non dovrebbe esistere nella condizione “tempo” come scadenza o imposizione; per questo la stesura manuale si estranea da una situazione avversa alla “bellezza emotiva”, l’ho preferita e adottata per l’opera.


Quali emozioni o riflessioni speri di suscitare nei lettori?

I lettori non sono semplice pubblico, bensì rappresentano la vera motivazione della stesura; è il raccontare quella sensazione emotiva alla quale siamo condannati interiormente e, in alcuni casi, inconsciamente. Non gradisco che venga etichettata come pessimismo radicale, perché la nostra vita è fatta di successi e fallimenti: non dobbiamo esclusivamente elogiare il bello, è necessario affrontare la dura realtà che si frappone tra l’aspirazione idilliaca e il limite della realizzazione. Esaltare gli errori è farsi carico di difficoltà dalle quali tutti noi vorremmo sottrarci, ma è da ciò che si riscopre la personalità: limiti, tristezza, paure, angoscia; un cammino che è stato compiuto, e che condividerò con ognuno di loro, nel tentativo di dare forza in ripresa del proprio scopo, e non delle volontà altrui.



 



SILLOGE FINALISTA - PREMIO NABOKOV 2025





Non ho personalità

(Sinossi)


La società contemporanea non nasce da una semplice e fortuita aggregazione di individui, bensì è la soggettività del singolo a connotarne il profilo espressivo, nonché le ideologie comunitarie da perseguire per fini realizzativi; se guardassimo al progresso tecnico-scientifico, l’avvento di una visione consumistica, l’ingresso dei mass media, ciò tende a spersonalizzare l’individuo, rompendo ulteriormente il concetto di “tempo”: se in precedenza lo si vide come un mezzo di misurazione delle attività quotidiane, validando le conseguenze futuristiche dell’essere umano, cosa ha cambiato la sua essenza? È l’incertezza, il valore ignoto e illusorio comportato dal dominio di logiche di mercato, di sfaldamento emotivo, decentralizzando l’essere umano dalla dimensione abitativa.


Non ho personalità è una raccolta poetica in cui la realtà si interpone seguendo schemi razionali e tecnici, ma che non omette la sfera emotiva, spingendoci ad una nuova riflessione: come recuperare quella personalità esentandoci da ripercussioni negative? Per quanto il pessimismo radicale possa veicolare la genesi di un inetto materiale, ciò non intacca le facoltà intellettive, la presa di coscienza di una rivoluzione globale forzata da meccanismi ancora sconosciuti nelle epoche passate e che, ad oggi, si ripercuotono nelle connotazioni etiche-politiche-sociali. Come si esprime nella postfazione “il fine non è l’antropologizzazione emotiva, ma una riflessione universale del sentimento”, ed è il punto di partenza di un cammino di riscoperta del soggetto, nonché di una impersonalità adattatasi all’avvenire e che, nella sua latenza, lascerà una linea guida alle generazioni future per costruire una neo-realtà, compensata dal recupero della socievolezza e della responsabilità emotiva come personalità raziocinante completa poiché, come espresse Hölderlin, “Poeticamente abita l’uomo”; questo è il ruolo della poesia, e questa lettura sarà il percorso di un inetto fuoriuscito dalla sua negatività, esercitatosi nella pratica della scrittura catartica come rappresentazione di un inconscio collettivo che molti, per paura dell’insicurezza, omettono di raccontare, garantendo il declino di facoltà critiche, e dell’ identità personale.

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