Il mio pandit preferito - Lucio Lucademo
- Salvatore Amorello
- 12 giu
- Tempo di lettura: 7 min
Il mio Pandit preferito è un romanzo che mescola indagine, conflitto familiare e ferite intime, costruendo una storia che va ben oltre il semplice meccanismo del giallo. Al centro c’è Aishwayra, ispettorice di polizia a Mumbai, chiamata a fare i conti con un caso che riapre domande sospese sulla morte di una donna, su un passato familiare mai del tutto chiarito e su una rete di relazioni in cui verità privata e responsabilità pubblica finiscono per intrecciarsi in modo doloroso.
La trama si muove su più livelli: da una parte c’è l’inchiesta, che porta Aishwayra a cercare collegamenti, indizi e conferme; dall’altra c’è la sua vita emotiva, segnata dal rapporto complesso con il padre, dall’amore per Lalima e da una tensione costante tra ciò che sente e ciò che ha imparato a reprimere. Il romanzo non procede in linea retta, ma avanza per rivelazioni graduali, come se ogni passo dell’indagine aprisse una porta anche sul piano interiore.
A rendere il libro interessante è soprattutto la costruzione dei personaggi. Aishwayra è una protagonista credibile proprio perché non è compatta: è forte nel lavoro, ma fragile nella gestione dei suoi legami; è razionale in superficie, ma profondamente scossa da ciò che il passato le ha lasciato addosso. Lalima, la donna che ama, rappresenta invece una forma di presenza più libera e più diretta, quasi un richiamo continuo alla possibilità di vivere senza nascondersi. Il loro rapporto è uno dei punti più vivi del romanzo, perché non viene idealizzato: è fatto di tenerezza, attrito, paura e desiderio di verità.
Molto importante è anche il pandit Narendranath, figura che accompagna Aishwayra in un percorso di chiarificazione interiore. Non ha la funzione di risolvere tutto dall’esterno, ma di aiutarla a mettere a fuoco ciò che le sfugge. Con lui il romanzo si apre a una dimensione più riflessiva, dove l’indagine non riguarda solo i fatti, ma anche il modo in cui una persona riesce a leggere se stessa. Il padre di Aishwayra, invece, è il personaggio che più incarna il peso della famiglia e della tradizione: autoritario, complesso, ingombrante, è una presenza che non si esaurisce in un conflitto generazionale, ma diventa simbolo di un ordine morale e sociale difficile da aggirare.
Sul piano sociale, il libro lavora bene sul contrasto tra ruoli, aspettative e appartenenze. La famiglia non è mai un rifugio neutro, ma un luogo in cui si depositano norme, paure e gerarchie. Anche il contesto professionale e culturale ha un peso forte: ogni personaggio sembra vivere sotto lo sguardo di qualcosa o qualcuno, e questo dà alla storia una densità particolare. Il romanzo mostra con efficacia come il legame tra individuo e società sia spesso segnato da pressioni sottili, più che da imposizioni esplicite.
Lo stile è ricco, denso, molto visivo, e questo contribuisce a dare al libro una voce riconoscibile. A volte la scrittura si allunga, ma proprio questa abbondanza permette di entrare più a fondo nei personaggi e nelle loro tensioni. Non è un testo che cerca la sottrazione, bensì l’immersione: vuole far sentire il peso delle emozioni, dei silenzi e dei condizionamenti sociali che attraversano i suoi protagonisti.
Il mio Pandit preferito parla di un’indagine, ma soprattutto di ciò che un’indagine fa emergere quando tocca le zone più fragili della vita privata. È un romanzo che unisce il mistero alla dimensione affettiva e sociale, e che trova il suo valore più forte nella capacità di raccontare personaggi contraddittori, legami difficili e verità che non si lasciano afferrare subito. Proprio per questo resta nella mente: non tanto per il caso in sé, quanto per il modo in cui trasforma il caso in una lente sulle relazioni umane.
La Sinossi
Aishwayra Jai è un ufficiale presso la Bandra Police Station di Mumbai. Una posizione di elevato prestigio sociale soprattutto per una donna alla quale, in India, è spesso precluso l’accesso a ruoli rilevanti. E’, al contempo, l’amante di Lalima Gamesh, una street artist, dal carattere volitivo ed anticonvenzionale. La loro relazione è resa difficile dal fatto che Aishwayra è fermamente
intenzionata e tenerla segreta. Inoltre la sua infanzia è stata fortemente segnata dalla figura autoritaria del padre, improntato da una visione maschilista della vita, sebbene anch’egli ufficiale di polizia noto per integrità e rigore.
Per tali motivi stenta a trovare un equilibrio personale e si affida alle cure del suo Pandit preferito, Narendranath Chaudary, originale individuo, laureato in storia della filosofia, nativo del Sudafrica.
Questi aiuterà Aishwayra a fare luce sulla sua complessa evoluzione psicologica dandole conforto e sicurezza. D’altro canto Ahladita Kapoor, la colf di Aishwayra, donna retriva e bigotta, ha scoperto l’omosessualità della “padrona” ma è combattuta nel rilevarla, mossa dagli “scrupoli” della sua etica, temendo per le conseguenze personali.
Aishwayra sarà chiamata ad indagare su due omicidi: le morti di Tejal Mittal, reporter free lance impegnata nella denuncia dello sfruttamento minorile al lavoro, e di Chirag Nita, ufficiale anziano, considerato una pietra miliare dell’essenza del corpo di polizia. Prima di venire ucciso costui era a capo delle indagini per l’assassinio della Mittal. In realtà tali incarichi sono stati conferiti ad Aishwayra da Umesh Rana, Direttore della Bandra Police Station, coltivando l’intima speranza che Aishwayra fallisca, non tollerando che un ruolo tipicamente maschile sia ad appannaggio anche di una donna.
Indulala Ranga lavora presso l’area Risorse Umane della sede di Amazon al Bandra Kurla Complex, un traguardo raggiunto in maniera inaspettata, anche se perseguito con tenacia, simbolo di un difficile cammino di emancipazione. Da ragazzina è stata “l’amica del cuore” di Sneh Nita, la figlia di Chirag, nonchè testimone “indiretta” del suicidio di Sneh a seguito prima della violenza carnale subita dal padre e poi del parto di un bambino nato da tale unione.
Le investigazioni di Aishwayra la porteranno ad individuare il complesso di prefabbricati con annesso dormitorio, ove sono recluse decine di ragazzine sfruttate dall’industria tessile e sessualmente, sulla quale indagava Tejal Mittal ed a scoprire che, coinvolti nella sua gestione sono proprio il collega Chirag Nita e Jograi Chandrosekar, potente notabile e politico di Mumbai. Costoro sono anche imparentati essendo i loro figli, Taresh Nita ed Akriti Chandrosekar, sposatisi alcuni anni addietro, salvo rinnegare gli ascendenti familiari e creare, con grande sacrificio ed ostilità genitoriale, un’azienda di agricoltura biologica a “socialità diffusa”. In tal senso sarà proprio la testimonianza di Akriti a convincere definitivamente Aishwayra del coinvolgimento del padre.
La tenace e minuziosa ricerca delle prove da parte dell’ufficiale la porteranno a svelare una terribile verità: Jograi e Chirag, temendo per gli sviluppi dell’attività della reporter ne hanno pianificato l’omicidio, materialmente realizzato dal poliziotto. Evento che provoca una forte ripercussione all’interno della Bandra Police Station ed una sofferta approvazione da parte di Umesh Rana, ora ancor di più motivato nella personale ostilità contro la donna.
Resta, dunque, da scoprire l’autore dell’uccisione di Chirag Nita. Due uomini si candidano a tale ruolo. Mani Rai, il compagno di Tejal Mittal, operatore presso a ONG Reborn Hopes, il quale, quando Chirag Nita era titolare delle indagini per l’omicidio della compagna, si lamentava per l’inerzia di costui nello svolgere il “proprio dovere”, e Budhil Subram writer con un passato di persecuzioni subite proprio ad opera del poliziotto assassinato e fortemente legato a Lalima Gamesh, di cui è innamorato mancandogli però il coraggio di dichiararsi. La sua incriminazione metterà in crisi drammaticamente la relazione tra le due donne.
Grazie alla perspicacia nel ricostruire le vicende passate e recenti ed alla preziosa testimonianza di Indulala Ranga Aishwayra darà un nome ed un viso all’omicida: Eknath Rostagi, tenente presso la stessa stazione di polizia, figlio adottivo del ricco manager industriale Kartik Rostagi e figlio naturale di Chirag e Sneh. Raggiunta la maggiore età Eknath viene a sapere delle sue origini, delle circostanzedella nascita e della tragica morte della madre. Da quel momento coltiverà un solo desiderio: ripagare il nonno-orco della stessa moneta. L’ingresso nel corpo di polizia e l’attendere a lungo prima di decidersi nel sopprimere Chirag è una scelta mossa dal fatto che “la vendetta è un piatto che si serve freddo”.
A questo punto Ahladita rompe gli indugi e denuncia Aishwayra. La cosa avrà conseguenze drammatiche. L’espulsione con ignominia dal corpo di polizia e poi la terribile reprimenda ed il rinnegamento del padre che la diserederà. Tuttavia quella che sembra la fine segnerà l’inizio di una nuova vita, la rinascita del rapporto con Lalima, ora “alla luce del sole” e l’ingresso alla Reborn Hopes, al fianco di Mani Rai, per perseguire un nuovo canone di giustizia umana e sociale.
L'Autore
Lucio Lucadamo è nato ad Avellino il 15 Febbraio del 1961, Di lì a poco si è trasferito nel capoluogo campano senza mai rinnegare le proprie origini irpine ed in quel di Napoli ha prima conseguito la maturità classica presso il liceo Gianbattista Vico e poi laurea in Scienze Biologiche con indirizzo Biomolecolare.
Armato di autentico spirito umanista ha fatto il suo ingresso del mondo universitario diventando prima borsista, poi collaboratore tecnico scientifico e poi ricercatore, ruolo che svolge attualmente presso il Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria (CS). E’ docente in Ecotossicologia e si occupa di valutazione della contaminazione atmosferica mediante procedure di biomonitoraggio.
Ma, come detto, essendo l’animo pur sempre ispirato non da un istinto logico-matematico bensì logico-critico nel 2018 la “falda” dell’ispirazione letteraria è riemersa a dissetarne la sete sopita. Così le ha dato spazio adeguato ed ha “ripreso” a dedicarsi alla scrittura, nella quale si era sperimentato durante tutta l’adolescenza. Ha così pubblicato tre libri. Il primo “Alejandro de La Vega e l’imponderabile corso degli eventi” (Falco Editore, 2020), “La Fenice” (Albatros – Il Filo, 2022) con il quale ha conseguito due premi speciali della giuria (8^ Concorso Internazionale di Poesia e Narrativa Città di Cefalù 2022-2023 e Premio Letterario Internazionale Città di Latina 9^ edizione 2023) ed una menzione d’onore (Concorso Letterario Argentario 2023-Premio Caravaggio-VII Ed.) ed “Il mio Pandit preferito” (Laruffa Editore, 2025). Il quarto è già bello che scritto ma non ancora edito, mentre per il quinto i lavori sono in pieno svolgimento.








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