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Guardo il mare - Stefano Cannistra


Guardo il mare



Guardo il mare è un romanzo che punta a trattenere il lettore dentro una tensione più profonda: quella dei sentimenti che non si archiviano davvero, anche quando la vita sembra averli messi a tacere. Al centro c’è una storia d’amore segnata da una frattura netta, ma il libro non racconta soltanto un legame finito: racconta soprattutto ciò che resta, cioè il peso della memoria, delle scelte sbagliate, delle occasioni mancate e della difficoltà di riconoscere in tempo la verità di un rapporto.


La forza del romanzo sta nel suo respiro emotiv. E' una storia che preferisce soffermarsi sui movimenti interiori, sui pensieri che tornano, sui dettagli che riattivano il passato. Il mare, in questo senso, non è solo un luogo: è una presenza costante, un testimone silenzioso che accompagna i personaggi e amplifica la loro solitudine, il desiderio, il rimpianto. Tutto sembra passare da lì, come se l’orizzonte fosse l’unico spazio capace di contenere ciò che i protagonisti non riescono a dirsi fino in fondo.


Arianna è il personaggio che regge davvero il cuore del libro. È una donna complessa, concreta, ferita ma non passiva, capace di tenere insieme lavoro, identità, ambizione e vulnerabilità. La sua non è la figura della donna che attende soltanto di essere scelta: è piuttosto quella di chi prova a costruirsi una vita intera, senza accettare di ridursi a un ruolo imposto dall’amore o dagli altri. Ed è proprio qui che il romanzo trova una delle sue linee più interessanti: l’amore non viene idealizzato, ma mostrato come un territorio in cui spesso si scontrano visioni diverse del futuro, del desiderio e della libertà personale.

Alberto, invece, è un uomo che arriva tardi, quasi sempre. Tardi nel capire, tardi nel reagire, tardi nel liberarsi dai condizionamenti che lo governano. Non è scritto come un personaggio semplice da giudicare, e questo è un punto a favore del romanzo. La sua fragilità non è solo sentimentale: è anche mentale, affettiva, quasi strutturale. E proprio per questo la sua storia non suona artificiale. Il lettore può irritarsi, può non condividere certe sue scelte, ma difficilmente lo percepisce come una figura finta.

Dal punto di vista stilistico, il libro lavora molto sull’intensità. Ci sono pagine in cui la scrittura si carica di pathos, di immagini, di riflessioni, e questo dà al romanzo una voce riconoscibile.

Il romanzo però ha un merito chiaro: non si accontenta di raccontare una storia d’amore. Cerca di parlare del tempo che cambia le persone, della memoria che non restituisce mai i fatti in modo neutro, della distanza tra ciò che si credeva di volere e ciò che davvero si è stati capaci di vivere. È un libro che mette al centro il prezzo delle rinunce, ma senza trasformarsi in un lamento. C’è piuttosto una malinconia consapevole, adulta, che attraversa tutto il testo.


Guardo il mare è un romanzo sentimentale nel senso più serio del termine: non perché indulge nel sentimentalismo, ma perché prende sul serio l’animo umano. Ha momenti intensi, una protagonista forte e un impianto emotivo che resta addosso. Qualche passaggio andava asciugato, ma il libro ha una sincerità narrativa che si sente. E oggi, in un panorama spesso troppo artificiale, non è poco.




La Sinossi




Una storia non muore mai, si confonde tra i nuovi affetti nati dopo la sua fine, finché, aggirando l’ordine naturale delle cose, inventa nuovi archi narrativi e si ripresenta per un ultimo sguardo.

La ricerca del perdono, che il tempo non aveva reso possibile, nascosta tra le pieghe di una esistenza disordinata e vile, spinge Alberto, in tarda età, a cercare Arianna, il suo unico vero amore, lasciato senza cure e umiliato tanti anni prima. Dilaniato dai ricordi che non cedono all’oblio, viola l’intimità faticosamente ricostruita di quella che era stata la sua donna, costringendola a ritrovare le labili tracce di un sentimento smarrito.

Ed è così che le pagine del loro immaginario diario dai fogli strappati, sembrano ricomporsi dentro i rimorsi di un uomo affaticato da una vita senza spessore interiore, dominata dal lusso, dai vizi, dalla forza dirompente e insana di una sorella capace di plasmare la sua volontà, e dalle parole e riflessioni, colme di rinnovata sofferenza, di una donna risucchiata tra le spire di un passato che ha già scritto la loro storia.

Sullo sfondo, la figura di Adele, ragazza madre coraggiosa e determinata a dare un senso ai pesi familiari che la vita le ha imposto, e che in modo discreto e silenzioso seguirà, negli anni, la vita di Alberto, amandolo senza mai giudicare.

Lo scorrere degli eventi esalta le figure femminili, voci portanti di tutto l’arco narrativo e protagoniste indiscusse, nel bene e nel male, di una storia di emozioni in continuo mutamento.

Un romanzo che narra di un rapporto d’amore spezzato, privo ormai della forza rabbiosa della separazione, che rivive tra lo sconcerto dei ricordi mai sopiti e il crudele percorso di una espiazione che, forse, non chiuderà le porte alla rinascita.   




L'Autore




Stefano Cannistra
Stefano Cannistra

Nasco nel 1956 a Roma, dove ho vissuto, studiato e lavorato per tanti anni. Laureato in Giurisprudenza, sono stato un Dirigente pubblico.

Attualmente in pensione, vivo a Perugia con la mia famiglia e mi dedico alla scrittura di testi di narrativa, una mia antica passione.

Intraprendo la strada della scrittura intorno al 2015, riprendendo brevi racconti e pensieri che nel tempo avevo buttato giù su un bocco notes, come fosse un diario di sensazioni e di fantasie.



Vede la luce, così, il mio primo romanzo: “La panchina” (Chiado editore - 2017), una sequenza di racconti legati da un filo conduttore che alla fine li riunisce tutti dando loro il significato dell’esistenza e dei legami. Racconti che parlano dell’altro volto dell’amore, di quando diventa ricordo, soffermandosi in modo introspettivo sui sentimenti, sui tempi diversi attraverso i quali spesso si manifestano, e sulle loro incomunicabilità che rendono i rapporti complessi e malinconici. I personaggi descritti si alternano su una panchina di un parco di una cittadina dell’Italia centrale non meglio identificata, che per la sua particolare posizione diventa una sorta di rifugio per riposare ma, soprattutto, per pensare. E le loro storie lasciano aperta ogni possibile conclusione, con le domande e i dubbi che ognuno porta con sé, per far sì che il lettore possa immaginare l’epilogo che il proprio sentire intravede tra le parole che scorrono sui fogli.

I ritorni positivi da parte dei lettori, i diversi riconoscimenti letterari ottenuti, e il forte incoraggiamento nel proseguire con la produzione letteraria da parte delle persone a me vicine, mi hanno portato a scrivere il secondo romanzo, anch’esso più volte premiato, dal titolo “Le cose che perdi” (Europa edizioni – 2023): uno scrittore di successo, una moglie e altre due donne amate. Sullo sfondo, una figlia lontana e rancorosa. Un evento improvviso e drammatico stravolgerà il senso di ogni rapporto costruito da quest’uomo, pronto ad amare con tutto sé stesso, ma incapace di scegliere, di essere esclusivo. Sarà una strada dolorosa, che costringerà ognuna delle donne della storia a ridisegnare, con dignità e consapevolezza, il sentimento provato, alla ricerca di un perdono che diventerà pacificazione dell’anima.

Un romanzo, quest’ultimo, che mi ha consentito di continuare il mio viaggio tra le imperfezioni dell’amore, tra le sue contraddizioni e tormenti, ma anche dentro il suo splendore, che si muove fuori dagli schemi precostituiti che spesso lo immobilizzano.


Il mio percorso ha visto, quindi, la nascita del mio nuovo e ultimo romanzo, pubblicato a novembre 2025 con Atile edizioni, dal titolo “Guardo il mare”. È un romanzo breve o un racconto lungo, a seconda di come si voglia intendere. Come emerge dalla sinossi, tratta temi che toccano l’introspezione dei sentimenti, l’impulso irrefrenabile di non lasciarli morire nell’oblio perché mai dimenticati veramente, ma ancora pulsanti e desiderosi di un ultimo sguardo, di un perdono mai chiesto ed ora cercato, di una espiazione che possa diventare rinascita o riuscire a placare i tormenti di un antico dolore. Una trama che scruta l’animo di ognuno dei personaggi e dove le figure femminili, nel bene e nel male, diventano la voce narrante di una storia fatta di debolezze umane, di sopraffazione psicologica, di amori smarriti, ma anche di forza interiore mai doma, anche di fronte ai fardelli che la vita impone, come nelle problematiche sociali e umane della disabilità. Quest’ultimo aspetto viene affrontato, a margine della storia principale, nell’ottica di chi si prende cura di queste persone, modificando la propria vita per assicurare l’organizzazione della loro quotidianità che si muove tra i confini di un lento e sempre più distante cambiamento culturale che superi i pregiudizi. Un racconto che si legge in risonanza con ognuno degli attori della scena. Una storia che tocca i temi dell’introspezione, della percezione del mutamento e del cammino dentro il lato nascosto dei sentimenti, e che invita a scrutare e indagare sull’imperfezione degli stessi attraverso il viaggio catartico del personaggio principale, Alberto.

 







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